dedicato a nonna Donata e nonno Marco

di Rosella Ferrari

Il quadro di oggi presenta una scena molto dolce, che potrebbe anche risultare un po’ melensa, se non fosse per alcuni particolari che la rendono vera e piacevolissima.

L’autrice, la pittrice russa Polina Rolenkova Luchanova, ferma come in un fotogramma un momento importantissimo della sua vita: il momento in cui, al ritorno a casa dall’ospedale dove è nato il suo ultimo figlio, presenta il neonato ai suoi fratellini e alla famiglia riunita.

Lei e il marito sono seduti sul divano, circondati dai bambini, ritratti con una spontaneità che ci incanta. La bimba più grande è incantata dal nuovo fratellino, e si sporge verso di lui. Forse le hanno detto di fare attenzione, perché tiene le mani vicine al viso, invece di toccare il piccolo come vorrebbe fare. Sorride, felice e fiera e le si vede in volto che sa di avere una bambola viva, d’ora in poi…

La sorellina è seduta ai piedi della mamma e le sfiora una gamba per richiamare la sua attenzione, mentre guarda verso di noi, con espressione di attesa. Il bimbo più grande, il fratellone, se ne sta in braccio al papà, ma i piedi nudi, la palla tra le mani e quell’espressione monella ci fanno capire che sì, va bene, è arrivato il fratellino nuovo, è bello, ma è anche ora di tornare a giocare fuori, no??

La mamma sembra una Madonna: è incantevole, dolce, un po’ stanca e guarda con espressione amorosa e assorta la nuova creatura. Anche il papà non distoglie gli occhi dal neonato, anche se tiene tra le braccia l’altro figlio, sicuramene il più vivace, al quale sicuramente ha appena raccomandato di stare seduto tranquillo, almeno per un momento…

Dietro di loro, i nonni. Il nonno se ne sta lì in piedi, fiero e felice, aspettando che gli altri nipotini si allontanino per potersi guardare quello appena arrivato senza rischiare che nascano gelosie. La nonna, appoggiata al divano, si mangia con gli occhi il nipotino, commossa e felice. Lei sa che quel bimbo porterà tanta gioia ma anche qualche preoccupazione e molto, molto lavoro in più. Ma ogni bimbo è un dono del cielo, e così solleva una mano, come per voler proteggere il piccolo dalla luce forte che potrebbe disturbarlo ma anche come se volesse benedirlo. Le benedizioni delle nonne sono preziosissime… Il Signore ascolta le nonne…

A completare la famiglia c’è anche lui, il micio di casa. Abituato, probabilmente, a convivere coi bambini – e a difendersi da loro – se ne sta un po’ distante, fuori tiro. Sulla spalliera del divano si ferma, con una zampetta sollevata, e fissa l’intruso. Sarà anche un animale, ma ha capito, eccome, che questo fagottino sarà una presenza fissa – un’altra – in questa casa, e che anche da lui presto dovrà difendersi.

La scena è calda e luminosa, gioiosa e delicata insieme. Ci commuove, perché ci riporta alla mente la stessa scena nelle nostre case, la stessa emozione, la stessa commozione. Mi è sempre piaciuta una frase, un’intuizione di Tagore, che dice che ogni bimbo che nasce è la prova che Dio non si è ancora stancato dell’umanità. Quindi, una nuova speranza, una nuova certezza, ogni volta.

Ma non basterebbero interi libri per descrivere una nascita, un neonato, il miracolo della vita nuova. In questo tempo, però, anche la nascita, anche i bambini hanno risentito dell’epidemia e delle misure necessarie per cercare di arginarla.

E così, per la prima volta da almeno 40 anni, le mamme hanno dovuto partorire in ospedale, da sole, senza la presenza e il sostegno affettuoso del loro compagno. Le donne della mia età se lo ricordano bene, il senso di solitudine, la mancanza di una persona cara accanto, nel momento più intenso e atteso e temuto della loro vita.

Ma le mamme giovani no. Loro hanno avuto accanto i loro uomini, hanno condiviso ogni singolo momento, ogni singola emozione, ogni paura.

Settimana scorsa, a Parigi, è nata la bimba di un’amica carissima, alla quale sono legata come se fosse un’altra figlia. Avevamo parlato il giorno prima, e lei mi aveva espresso il suo dispiacere: dovrò prendere un taxi e andare alla Maternità da sola, affrontare l’attesa e il parto da sola. E so che Maxime si sentirà solo come me e con tanta preoccupazione. Potrà venire due giorni dopo a prendere me e la bimba.

Come tante nostre mamme di oggi. Le mamme al tempo dell’epidemia. So anche il dispiacere dei nonni e delle famiglie. Noi italiani, soprattutto, siamo abituati – e felici di farlo – a condividere con le nostre famiglie ogni momento importante.

Ora, invece, nessuna telefonata tattica tra i nonni (quando andate in ospedale, voi? così non andiamo tutti insieme) e gli zii e gli amici e i parenti. Perfino i fratellini, anzi, soprattutto i fratellini, ora, sono tenuti lontani, almeno fino al ritorno a casa della mamma e del nuovo cucciolino.

E ci manca.

Ci manca la festa, la condivisione di quel senso di novità gioiosa che ogni bimbo che nasce porta nella sua casa, nella sua famiglia e nel cuore di tutti. Ci manca – a noi nonne, soprattutto – la possibilità di preparare il piatto preferito dalla neo mamma e portarglielo, per evitarle di cucinare. Ci mancano le visite dei vicini di casa, che bussano piano, portando un piccolo dono che sa di tenerezza. Ci manca la possibilità di vederci spesso, e le immagini al telefono o al pc sono poveri surrogati.

E poi pensiamo che per fortuna stiamo bene, stiamo tutti bene, e di questi tempi è già un dono immenso, per il quale non ringrazieremo mai abbastanza.  E poi pensiamo che va bene così, ce la facciamo. Possiamo aspettare, per non far correre rischi a nessuno. E non importa che il piccolino di casa vedrà per un po’ solo gli occhi dei nonni, e mascherine colorate che cuciremo per rendergli più gioioso guardarci.

Vorrà dire che il primo incontro vero, quello “libero”, completo di abbracci teneri e piccoli baci appoggiati su guancette profumate, sarà un momento di una bellezza sconvolgente.

Un momento che ci mostrerà, per un attimo, quel paradiso da cui il piccolo è appena arrivato, portando con sé un pezzo di cielo.

 

 Polina Rolenkova, pittrice russa contemporanea, nasce nel 1977 a Nizhneudinsk, nella regione meridionale della Siberia. Figlia d’arte (entrambi I genitori sono pittori),  nel  1992 si diploma alla Scuola d’Arte della sua città e nel 1998 si laurea con onore alla facoltà d’arte di  Irkutsk.
Pittrice molto amata in Russia, sposa un altro artista, Dimitri Luchanov, dal quale ha 4 figli. I suoi quadri raccontano la vita quotidiana, soprattutto nei momenti nei quali sono presenti i bambini, che sono il suo soggetto preferito.