di Dietrich Bonhoeffer

«Se dunque siete risuscitati con Cristo, cercate le cose dell’alto, dov’è il Cristo, assiso alla destra di Dio: pensate alle cose dell’alto e non a quelle che sono sulla terra. Voi, infatti, siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio. Quando comparirà Cristo, che è la nostra vita, allora anche voi apparirete con lui nella gloria» (Paolo, Lettera ai Colossesi 3,1-4).
Comunque sia la sua situazione, la società nutre forti sospetti verso il viandante delle nuvole: potrebbe essere, qui sulla terra, uno che mangia senza lavorare, anziché essere operatore di ordine e di miglioramento, con l’entusiasmo del cuore e l’attività delle braccia; egli sogna un al di là migliore, ed è incapace dell’azione rivoluzionaria che ogni generazione deve compiere: distruggere vecchie tavole di valori e istituirne di migliori.
A causa di princìpi come «Pensate alle cose dell’alto e non a quelle che sono sulla terra», i cristiani sono messi al muro. A causa di questi princìpi, il cristianesimo viene incolpato di tradimento alla terra. Rimanete fedeli alla terra, pensate alle cose che sono sulla terra: questo è il sano intento di infiniti uomini; e noi comprendiamo il loro zelo, comprendiamo la gelosia con cui incatenano a questa terra progetti, attività e sforzi dell’uomo. Infatti noi siamo incatenati a questa terra. Essa è il luogo in cui stiamo in piedi e cadiamo. Ciò che accade sulla terra, è ciò di cui dobbiamo rendere conto. E guai a noi cristiani se ciò fosse per noi occasione di vergogna, se alla fine si dovesse dire dell’ateo: «Servo buono e fedele, sei stato fedele nel poco, io ti darò autorità sul molto: entra nella gioia del tuo Signore» (Mt 25,21), per il fatto che egli è stato fedele in forma terrena ai compiti terreni che si è trovato davanti, per il fatto che egli ha prestato ad alto interesse i talenti che gli erano stati affidati. Viceversa si dovrebbe dire di noi cristiani: «Gettate fuori nelle tenebre il servo inutile», per il fatto che noi abbiamo sotterrato il nostro talento, per poter pensare solo alle cose dell’alto…
Pensate alle cose della terra! Oggi è decisivo che noi cristiani abbiamo o non abbiamo forza sufficiente per testimoniare al mondo che non siamo sognatori e viandanti delle nuvole, che noi non siamo indifferenti all’andamento delle cose, che la nostra fede in effetti non è l’oppio che ci rende contenti in mezzo a un mondo ingiusto. E invece che noi, proprio perché pensiamo alle cose dell’alto, tanto più duramente e coscientemente protestiamo su questa terra. Protestiamo con le parole e le azioni, per cercare a qualsiasi prezzo di portare avanti la situazione.
E’ mai possibile che il cristianesimo, iniziato in modo così rivoluzionario, ora sia per sempre conservatore? Che ogni nuovo movimento debba aprirsi la strada senza la Chiesa, e che la Chiesa intuisca sempre con un minimo di venti anni di ritardo ciò che è effettivamente accaduto? Se davvero è così, non dobbiamo meravigliarci che anche per la nostra Chiesa torni il tempo in cui sarà richiesto il sangue dei martiri. Ma questo sangue, ammesso che abbiamo ancora veramente il coraggio e la fedeltà di versarlo, non sarà così innocente e luminoso come quello dei primi testimoni. Sul nostro sangue ci sarà il peso di una nostra grande colpa: la colpa del servo inetto, che viene buttato fuori nelle tenebre.