Luca Barachetti di Eppen – lo speciale spettacoli de l’Eco di Bergamo – ha intervistato Daniele Rocchetti, presidente di Acli Bergamo e coordinatore di Molte fedi sotto lo stesso cielo.
Come si costruisce a livello organizzativo e intellettuale una rassegna grande e densa come Molte Fedi? I temi trattati riguardano la decadenza culturale e antropologica del presente, umanesimo, capitalismo culturale e molto altro.

Come lavorate su una rassegna così grande e multiforme?
Cominciamo molto presto, circa a metà ottobre dell’anno precedente sino all’aprile successivo. C’è un gruppo di progettazione, il nostro “pensatoio”, formato da persone differenti: insegnanti, lavoratori del sociale e altri. La forza di Molte Fedi è la cura nella progettazione, lunga e molto curata, che nasce anche da tante chiacchierate con alcuni amici storici della nostra rassegna, come Gad Lerner, Silvano Petrosino e Enzo Bianchi. Oltre a me ci lavorano due persone e da quest’anno un ufficio stampa. Una struttura leggera supportata dall’ausilio di centinaia di volontari presenti ai diversi appuntamenti e animati semplicemente dalla volontà di dare il proprio contributo.”

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Sul senso di molte fedi e la politica.
“La devastazione culturale e antropologica attuale corrisponde a una politica che fatica a costruire l’umano. Quello che noi stiamo facendo è molto politico, nel senso che lavora sul pre-politico, su un insieme di valori fondanti che vanno nuovamente verificati prima di tutto formando le coscienze. È quel “restiamo umani” che ci piace molto. Oggi è un tempo di semina e ci vorrà molto tempo per ritrovare le ragioni della convivenza umana e del bene comune. Una classe dirigente non si improvvisa, la si prepara e la si accompagna ed è sempre frutto di un percorso condiviso.”

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