Continua il viaggio dei nostri volontari in Calabria. Il nuovo post di Giulio e Gianrica.

Abbiamo chiesto all’amico Antonio Napoli, uno dei fondatori della Coop. Valle del Marro – Libera Terra di Polistena, una testimonianza della sua scelta di vita. E Antonio ci introduce con una frase di monsignor Helder Camara che diceva “Quando si sogna da soli, è solo un sogno. Quando si sogna tutti insieme, è il principio della realtà”. Sottolineando “principio” perché l’attuazione di un grande disegno richiede un lungo e severo impegno, esige quotidianità e realismo, sudore e fatica. Il vero sogno è impastato col lavoro di ogni giorno, umile e costante.

La cooperativa Valle del Marro

Sono sostanzialmente tre gli strumenti di promozione della nostra esperienza sul territorio della Piana di Gioia Tauro, dove operiamo per la costruzione di uno sviluppo sano ed equo e di un forte cambiamento di mentalità contro logiche mafiose.

Il primo è la creazione di posti di lavoro dignitosi per uomini e donne, giovani ed adulti nel settore agro-biologico di qualità, un impegno costante a favorire forme di inclusione a favore di soggetti svantaggiati e di migranti, vittime di logiche di sfruttamento ed emarginazione. La cooperativa si adopera per l’informazione, la formazione e la sensibilizzazione dei soci e dipendenti sui temi legati al progetto Libera Terra.

Negli anni è cresciuto il nostro contributo all’inclusione lavorativa e all’occupazione, grazie all’assegnazione crescente di terreni agricoli (uliveti, agrumeti, kiweti, seminativi e ortivi) confiscati alla mafia, che oggi ammontano a 100 ettari dislocati in vari Comuni della Piana. Abbiamo osservato che quando un bene confiscato è inserito in un circuito produttivo sano, questo genera consenso nella popolazione verso esperienze di legalità, e fa emergere un indotto positivo a sostegno del riutilizzo sociale del bene stesso.

Il secondo strumento di promozione è rappresentato dal coinvolgimento di giovani in progetti educativi, e in modo particolare nella campagna nazionale di Libera “Estate Liberi – campi di impegno e formazione sui beni confiscati alla mafia”. Ogni anno le nostre proposte educative raggiungono in media diverse centinaia di studenti che possono così focalizzare e toccare con mano l’elevato valore dell’agricoltura sociale e biologica sui beni riconvertiti alla legalità. Esperienze di questo impegno hanno generato scelte etiche, consapevolezza della gravità del fenomeno mafioso, persino progetti di innovazione sociale.

Il terzo strumento consiste nei processi di rete. La diffusione della nostra esperienza avviene anche attraverso la collaborazione con partner territoriali, istituzionali e associativi, che sono a vario titolo impegnati nel contrasto e nella prevenzione del fenomeno mafioso. Iniziative condotte insieme alla Prefettura, alla Diocesi di Oppido-Palmi, nell’ambito del Progetto Policoro, e al coordinamento locale di Libera rilanciano il tema di una nuova cultura del lavoro, della legalità democratica e dell’impresa sociale sui beni confiscati alle mafie, rafforzando l’esperienza della cooperativa Valle del Marro – Libera Terra. Ovviamente si può sempre fare di più per la creazione, il rafforzamento, e l’implementazione di reti e partenariati. “È il noi che vince, il cambiamento non è opera di navigatori solitari” afferma ripetutamente Don Ciotti, presidente di Libera.

Un altro elemento importante che vorrei sottolineare è la nostra buona pratica che mette insieme un modo sano e sostenibile di produrre prodotti agricoli, con una rete di distribuzione etica che ha tre dimensioni: quella in cui si bypassa ogni intermediario commerciale, facendo arrivare il prodotto direttamente al consumatore (come nel caso dei G.A.S); quella in cui è il circuito delle botteghe di Libera e del commercio equo e solidale a contribuire ad uno sviluppo sostenibile, offrendo migliori condizioni commerciali ed assicurando pienamente i diritti dei produttori e ulteriori forme di sostegno; quella in cui ci si avvale del supporto delle COOP (nel nostro caso Unicoop Firenze e Coop Centro Italia) che promuovono processi di cooperazione e di educazione al consumo responsabile e dimostrano sensibilità verso la produzione di prodotti della terra ad alto valore aggiunto sociale. In tutti e tre i casi, l’elemento comune è una politica di prezzi giusti e campagne di sensibilizzazione per l’acquisto dei nostri prodotti.

Per contribuire alla crescita del territorio, la Valle del Marro – Libera Terra sta lavorando anche per aggregare, attraverso protocolli di produzione, piccoli produttori e aziende agricole che vogliono ribellarsi ad ogni logica mafiosa o di sfruttamento e hanno necessità di collocare sul mercato il prodotto fresco bio. Strategie, attività e impegno concreto nella costruzione di reti di attori locali, sono un elemento fondamentale per dare nuova dignità a territori caratterizzati da una forte presenza mafiosa e penalizzati dai mercati tradizionali. Tra queste, vanno segnalate tutte le nostre iniziative per contribuire a cambiare i modelli di consumo e per diffondere i principi e i metodi dell’agricoltura biologica.

E vorrei concludere con i nostri giovani perché scelgano di rimanere nella nostra terra calabrese. Ci sono due concetti molto belli, quello di “restanza” e di “resilienza”: li ritrovo nella nostra esperienza. Cambiare per restare, restare per cambiare, ecco, questo motto ha modificato il nostro percorso di vita. Avviare una cooperativa sociale sui terreni confiscati significava scontrarsi con il potere delle ‘ndrine e con lo scetticismo della gente. Ma nel bene confiscato noi abbiamo visto l’opportunità di riscattare un bene più grande: il diritto di rimanere nella nostra meravigliosa terra. Strada facendo, abbiamo imparato che bisogna essere resilienti: la cooperativa è stata pesantemente attaccata e intimidita dalle mafie che cercano in tutti i modi di ostacolare un’economia virtuosa. Occorre resistere, riorganizzare le nostre forze e risorse, non mollare mai: in questo siamo stati aiutati dalla rete di Libera.

E’ dunque necessario il sostegno di una comunità educante affinché i giovani superino quella sensazione di fuori luogo, proprio nel posto in cui sono nati, e non si arrendano ai primi urti o traumi, ma trovino o ritrovino il senso dell’impegno proprio dove un risultato positivo sembra impossibile.

Giulio&Gianrica