Gli scout hanno piantato un ulivo come segno di buon auspicio per la nascita di questo presidio oggi 25 ottobre 2019.

C’erano don Luigi Ciotti e tanti cittadini intervenuti per assistere alla presentazione del nuovo presidio di Libera nato a Palmi. Dopo quasi un anno e mezzo di preparazione, il presidio è pronto a camminare con le sue gambe, forte della passione e dell’impegno sociale e civile di tanti volontari che hanno sposato con convinzione l’idea dell’associazione nata per il contrasto alle mafie e all’illegalità. Il presidio è stato intitolato alla memoria di Rossella Casini, la giovane fiorentina vittima di ‘ndrangheta, grazie anche all’impegno di un gruppo di volontari palmesi che nel corso degli ultimi anni hanno avuto il merito di fare riemergere dal passato la sua triste storia. Tra la fine degli anni ‘70 e i primi ’90 Palmi fu teatro di una terribile faida in cui morirono ammazzate 54 persone. Una vera e propria mattanza che segnò la vita della città, ed in quel contesto viene fatta sparire Rossella Casini. E’ il 1977 quando Rossella conosce e inizia a frequentare Francesco Frisina, un ragazzo calabrese arrivato a Firenze per studiare economia. Quello che non sa è che Francesco proviene da una famiglia affiliata alla ‘ndrina Gallico di Palmi. Lo scopre solamente quando il padre del ragazzo, due anni dopo, viene ucciso dal clan rivale. Nonostante questo, Rossella decide di continuare la relazione e rimanere accanto a Francesco anche quando viene ferito durante una spedizione punitiva. Dal coinvolgimento del fidanzato però incomincia la lotta di Rossella per farlo collaborare con la giustizia, la stessa lotta che portò al suo stupro e alla sua morte. Rossella andò in Calabria per parlare con uno dei boss dei clan invischiati nella faida, ma non tornò mai. Perché durante il suo viaggio venne rapita, violentata, fatta a pezzi e gettata vicino a una tonnara a Palmi. La sua colpa? Amare. Un debito enorme quello di Palmi nei confronti di Rossella Casini. Come enorme è lo sforzo che Libera chiede ai volontari che decidono di operare al suo interno.

Don Luigi Ciotti nel suo intervento ha insistito sul fatto che la lotta alla mafia per poter avere effetti tangibili ha bisogno di essere supportata da una battaglia contro le disuguaglianze sociali ed economiche.
Il cammino che dobbiamo intraprendere è lungo e ancora molto in salita, dobbiamo aspettarci giornate difficili, ma fondamentale è la continuità. Le parole devono diventare vita, condivisione e corresponsabilità. Dobbiamo collaborare con le istituzioni perché promuovano una crescita sociale e culturale, ma anche essere spina nel fianco se non fanno il loro dovere. I cittadini di Palmi sono il cuore e l’amministrazione comunale è la mente, cuore e mente insieme sono la salute delle nostre città. Dobbiamo ripetercelo sempre che il bene degli altri è il bene nostro e la città è il luogo, dove tutti sono chiamati a confrontarsi e a ritrovarsi in una comune identità. Il respiro di una città ha bisogno di tutti, che si confrontano e si fecondano. Oggi viviamo in una società molto debole e il suo disagio ha le radici nella disgregazione. Oggi nella società il disagio visibile è cresciuto in un disagio interiore ed ha provocato tante fratture dell’anima.
Dobbiamo imparare ad accogliere, Rossella ha fatto questo, aveva scelto psicologia per accompagnare le persone all’emozione e alla commozione, parlava in modo semplice, ma con un vissuto forte.
Non dobbiamo avere paura delle nostre fragilità, perché l’uomo è fragile, quindi dobbiamo impegnarci a ripartire quotidianamente per un impegno politico e per il bene comune. Non dobbiamo temere di essere fragili, fragili è il nostro modo di stare nel mondo e prendere coscienza delle nostre fragilità ci rende forti perché è un atto di umiltà e di intelligenza. Una società forte accoglie le diversità mentre una società debole, una società che si chiude, che innalza i muri, che respinge gli immigrati, che nega i problemi della corruzione e delle mafie allontana la fragilità degli altri per non riconoscere la propria fragilità. E le mafie ne approfittano, soprattutto nella debolezza del contesto sociale e nella precarietà dei servizi. Aveva ragione Tonino Bello quando diceva che bisogna alzare la voce quando in molti scelgono un prudente silenzio. Noi oggi non possiamo tacere, lo si deve fare con rispetto, con seria documentazione, mai in modo retorico e demagogico.

E’ necessario non solo lottare contro le mafie e la corruzione, ma lottare per una giustizia sociale, essere costruttori di speranze, serve una lealtà alla nostra Costituzione. Anche per chi è già impegnato nell’associazionismo, serve un risveglio delle coscienze e la responsabilità di ciascuno, quotidianamente. La memoria è la vita che si fa storia, in questo momento nelle nostre teste ci sono tutti i morti uccisi dalla mafia, nomi incisi nelle nostre coscienze che ci incoraggiano a continuare a camminare insieme. La memoria non va ingabbiata o nascosta nel passato perché è il cammino della nostra vita. Sentiamole nostre queste memorie e accogliamo il futuro con la speranza fatta di relazioni e conoscenza. Tullio De Mauro, grande sostenitore di “Libera” mi ripeteva sempre “E’ la cultura che risveglia le coscienze, dobbiamo educare per educarci”. Non limitiamoci solo a chiedere il cambiamento, ma impegniamoci ad uscire dall’IO e diventare NOI. Dobbiamo sentirci NOI per aprirci alla condivisione e corresponsabilità, ma ci vuole molta generosità e tanta responsabilità.
Le nostre mafie le ho trovate in Europa, oggi sono più potenti non solo finanziariamente, ma anche dal punto di vista tecnologico, hanno tanti soldi e pagano professionisti a livelli di conoscenza molto sofisticati. Le mafie si sono organizzate, sono forti, sparano di meno, sono sotto traccia, ma i loro affari, poteri, giochi e interessi li portano avanti. Tutto questo è possibile perché c’è una criminalità politica, che si salda con la criminalità organizzata.
Ha ragione papa Francesco che ha voluto creare una commissione sulla corruzione e sulle mafie, dicendoci che Dio ha bisogno delle nostre mani per soccorrerlo e delle nostre voci per denunciare l’ingiustizia e il silenzio che uccide la verità. Il comandamento “non uccidere” non riguarda solo atti di violenza diretta, ma umiliazioni, rifiuti, silenzi che nascondono la verità. Io faccio parte di questa commissione, ma sono poca cosa, l’unica vera laurea che ho è in scienze confuse.

Non uccidere è anche dare una giusta dignità all’uomo. Una società senza lavoro è una società che muore perché manca lo strumento di civiltà. L’obiettivo vero è un lavoro dignitoso per tutti, non il reddito di cittadinanza. Dobbiamo lottare per tutto questo, si parla di sviluppo e crescita, ma l’economia cresce solo se cresce l’umanità. La vita non può essere una merce di scambio, non possiamo rassegnarci ma siamo tenuti a fare la nostra parte, non rimanere inerti ma promuovere azioni chiare e coraggiose, con parole ferme e inequivocabili. I mali di cui soffriamo sono sotto gli occhi di tutti, ma la maggior parte di questi occhi sono distratti o addirittura chiusi. Il problema non è solo chi fa del male, ma chi sta zitto. Ci servono azioni chiave, parole capaci di esprimere speranza, ma anche condanna, è necessario accogliere le parole dell’altro e mettersi nei loro panni. Corruzione e mafia sono difficili da abbattere, perché non sono un avversario che combatte a viso aperto, sono parassiti che si annidano nelle nostre società.
L’ultima parola è per la Chiesa che amo, non possiamo essere cristiani solo per noi stessi. Il vangelo è parola che sprona, ci dice di essere a fianco degli ultimi, con coscienza moltiplicatrice, perché chiunque possa vivere in libertà e legalità.

Giulio&Gianrica