Abbiamo sempre pensato agli italiani come a delle persone accoglienti, ci siamo sempre vantati del detto “italiani brava gente”. Ma solo perché in realtà da noi non c’erano africani, non c’erano persone di colore. Era facile non essere razzisti senza neri in giro. Da quando nel nostro paese sono arrivate delle persone con la pelle scura si è visto di che pasta siamo fatti. E da dove arriva questo razzismo? Arriva da un senso di superiorità che hanno gli europei e gli italiani. Noi europei crediamo fermamente che la nostra civiltà sia migliore di quella degli altri popoli. Crediamo di essere detentori di una cultura, una religione, una filosofia superiori. Questa convinzione è quella sulla quale si sono appoggiati primo lo schiavismo e poi il colonialismo. C’è questo senso di superiorità che impedisce di sentire il nero come un pari. Altrimenti non si spiegherebbe questa ostilità nei confronti dei migranti africani.         Padre Alex Zanotelli

 

Enzo Infantino, da sempre irrequieto e con la voglia di approfondire le dinamiche assurde della pulizia etnica e delle guerre, non poteva certo ignorare la drammatica realtà dei migranti della Piana di Gioia Tauro.

Il mio impegno solidale nei confronti delle persone che fuggono dai conflitti, dalle persecuzioni e dalla miseria è iniziato 20 anni fa. Durante la guerra nei Balcani mi recai nel campo profughi di Valona in Albania. Poi è continuato in Medio Oriente, in particolare nei luoghi in cui da anni vivono da rifugiati i palestinesi. Per questo sono stato più volte nei campi profughi in Libano, Siria, Striscia di Gaza e Cisgiordania. Nel 2015 decisi di partire per assistere le persone che dalla Siria, in particolare, avevano intrapreso un lungo viaggio pur di raggiungere la pace e la sicurezza. E così, per tre anni, in diverse occasioni sono stato in Grecia. I campi profughi in Grecia non possono essere considerati luoghi in cui gli esseri umani trovano la dignità perché le condizioni di vita per loro sono davvero insopportabili e disumane.

Grazie al sostegno di padre Alex Zanotelli, Mimmo Lucano, alcune associazioni e all’Università di Firenze, abbiamo costituito a Rosarno un Comitato per il riutilizzo delle case sfitte, nato dalla esigenza di trovare una soluzione abitativa alle persone che nella stagione della raccolta delle olive e degli agrumi vengono a lavorare nella Piana di Gioia Tauro. Ci siamo ritrovati nella baraccopoli di San Ferdinando, luogo che io conoscevo bene. Ci sono andato in tante occasioni per portare degli aiuti. In quella circostanza ci siamo posti l’obiettivo di far uscire da quella condizione drammatica le persone che non per scelta erano costrette a vivere in quel luogo infernale nel quale, alcuni di loro, a causa di incendi delle baracche, avevano perso la vita. Proprio ieri un giovane ivoriano di 22 anni è tragicamente morto cadendo da una pianta di mandarini.

Bisognerebbe sempre ricordarlo che queste persone con la loro fatica, sottopagata e sfruttata, contribuiscono a dare un minimo di respiro alla asfittica economia della Piana. Il Comitato ha promosso incontri con la Regione Calabria, gli enti locali, settori della chiesa e sindacati. Abbiamo avviato un percorso di sensibilizzazione, consapevoli delle enormi difficoltà che abbiamo di fronte.    Viviamo nel tempo in cui si avvertono nell’opinione pubblica gli effetti del veleno di odio iniettato da politici senza scrupoli come Salvini e Meloni.

In questi incontri abbiamo verificato un certo interesse alla nostra proposta, bisogna tuttavia riuscire ad essere più incisivi per mettere in pratica le buone intenzioni. Penso ad esempio al fondo di garanzia che dovrebbe essere messo a disposizione dalla Regione. Come Comitato abbiamo verificato la disponibilità di alcuni fabbricati confiscati alla ndrangheta nel comune di San Ferdinando, alcuni sono immobili che non corrispondono alle esigenze abitative, mentre a Rosarno gli appartamenti disponibili sfitti confiscati sono ben 52. Dobbiamo costruire una forte sinergia degli attori sociali della Piana per superare la vergogna della tendopoli.

Il Comitato ha respinto con forza la riproposizione di un campo-containers. Noi diciamo basta a nuovi ghetti perché non c’è nessun posto come la casa dove una donna o un uomo si sente di appartenere a qualcuno.  Abbiamo più volte sollecitato il Sindaco di Rosarno per far completare i lavori delle case la cui costruzione è stata finanziata con fondi europei. Quelle case sono state costruite a seguito della rivolta dei braccianti avvenuta nel mese di gennaio del 2010. Sappiamo che il Sindaco ha proposto di assegnare le abitazioni per metà ai rosarnesi e per metà ai migranti. Il problema è che l’utilizzo di quelle abitazioni ha un vincolo legato al bando europeo. Ovviamente non pensiamo che una volta completati i lavori il loro utilizzo possa risolvere il problema. L’esigenza abitativa va ben oltre a quei pochi appartamenti, ma intanto noi diciamo che bisogna fare in fretta e assegnarli secondo criteri oggettivi.

Come Comitato e Università promuoviamo incontri con gli studenti per promuovere la cultura e la storia della nostra Calabria, anche per smitizzare i luoghi comuni. Ho l’impressione che oggi i giovani vivano una forte frustrazione a causa della mancanza di una vera e propria prospettiva. Secondo alcuni dati statistici nell’ultimo anno circa 250 mila, perlopiù del sud, hanno cercato fortuna all’estero. Questo è il vero dramma, altro che la presunta “invasione” dei migranti. Oggi si sono ribaltate le condizioni rispetto a qualche anno fa. Il nostro sistema non è più in grado di garantire una condizione di vita migliore ai figli rispetto a quella che è stata garantita ai padri. In questo quadro di sostanziale stallo della scala sociale i giovani non sempre riescono a trovare attraente la battaglia per impedire che la nostra società scivoli verso l’abisso della disumanità. Noi dobbiamo provare ad invertire questa tendenza. Come? Attraverso le buone pratiche di solidarietà. La destra in Italia ha fatto credere che il problema della mancanza di lavoro è dovuta alla presenza degli stranieri mettendo contro le fasce più deboli, promuovendo un’operazione cinica e pericolosa. Noi sappiamo che non è così. Ai giovani però bisogna dare strumenti per continuare a credere a restare nel nostro paese.  La nostra Costituzione ci parla di solidarietà. Da lì bisogna partire. Costruiamo una nuova umanità facendo riferimento alla nostra principale legge. Sono queste le basi fondamentali per coinvolgere i giovani.

Padre Alex con tutta la sua forza grida che bisogna attuare la disobbedienza civile, prima che gridino le pietre. La sua è una missione che è riuscita a scuotere tante coscienze, per dare voce agli esclusi e ai poveri della nostra società. Lavorare al suo fianco è uno stimolo a non mollare mai.

Giulio&Gianrica