Pubblichiamo da oggi il racconto di Gianrica e Giulio, volontari di Molte fedi, impegnati a Rosarno sulle rotte del lavoro dei migranti. 

Al Patronato San Vincenzo abbiamo conosciuto tre giovani africani richiedenti asilo politico che, dopo il secondo diniego per ottenere il permesso di soggiorno, erano in partenza per Rosarno, dove altri immigrati li avevano preceduti. Con la Coop. Phatos di Caulonia, che accoglie immigrati con il progetto SPRAR, abbiamo verificato la loro destinazione: la baraccopoli di S. Ferdinando.
Da quasi un anno siamo in contatto con diverse realtà di Rosarno e dintorni, che operano con passione e tante difficoltà nell’aiuto a immigrati che vivono in condizioni di assoluta povertà, sia alloggiativa che sanitaria. Psicologicamente sono persone di estrema fragilità, dovuta in particolar modo alle loro condizioni giuridiche, senza sicurezza non solo di lavoro, ma di non poter ottenere il permesso di soggiorno. Molti degli immigrati presenti nella Piana di Gioia Tauro hanno un permesso per motivi umanitari, ma il Decreto Sicurezza non dà loro la possibilità di un rinnovo o un nuovo permesso di soggiorno per gli ultimi arrivati in Italia.

Abbiamo incontrato il parroco don Roberto della Parrocchia “Il Bosco” di Rosarno, Antonio della Coop. Valle del Marro-Libera Terra di Polistena, Giulia e Mauro di Emergency di Polistena. Queste realtà, ognuno con le proprie specifiche mansioni, si adoperano per ottimizzare gli interventi di aiuto alle persone che vivono in condizioni di estremo disagio, i più poveri dei poveri. Emergency di Polistena giornalmente accompagna le persone con problemi di salute al suo poliambulatorio, i casi gravi vengono poi trasferiti all’ospedale. La Coop. Valle del Marro-Libera Terra, che opera sui terreni confiscati alla mafia, assume immigrati, in particolare nel periodo della raccolta delle olive e agrumi. Promuove corsi di italiano e di formazione al lavoro, fa accoglienza a scuole e gruppi giovanili che vogliono fare un’esperienza con la realtà locale.
La Parrocchia di don Roberto in contrada “Il Bosco” di Rosarno è da sempre a fianco degli immigrati che vivono in cascine abbandonate, containers o baracche nascoste nell’entroterra. Racconta don Roberto:“Questa esperienza è molto coinvolgente perché mi fa sentire uno di loro. Il mio cruccio sono i morti uccisi dal freddo e dagli stenti, morti per malattie, investiti da auto, senza nessuno accanto e senza una degna sepoltura”.
A fine settembre siamo tornati a Rosarno per conoscere e incontrare persone che vivono realtà diverse con il desiderio di tirar fuori l’umanità che tutti ci accomuna.

Gianrica e Giulio