Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è stato ospite di un’iniziativa congiunta di Molte Fedi sotto lo stesso cielo e BergamoScienza.

Accogliendo l’invito delle due rassegne culturali della città, il Presidente è intervenuto giovedì 24 ottobre alle ore 18.00 presso l’Auditorium Giovanni XXIII (Seminario Vescovile, via Arena 11) rivolgendosi in particolare ai giovani.

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Di seguito il saluto del professor Daniele Rocchetti, presidente delle ACLI di Bergamo e Coordinatore di Molte Fedi Sotto lo stesso cielo

“Signor Presidente,

è con orgoglio che le porgo il saluto a nome delle ACLI di Bergamo che dodici anni fa hanno voluto dare vita a “Molte Fedi sotto lo stesso cielo”. Glielo porgo anche a nome del generoso mondo solidale bergamasco. Che in mille modi, con cooperative e associazioni, ma pure attraverso una fitta produzione culturale, fatta di rassegne e festival, di cinema e teatro, ha cura di reti e di legami e regge, attraverso l’impalcatura della prossimità, la nostra comunità bergamasca che sta cambiando profondamente il suo profilo.

Salendo verso questo Auditorium, avrà visto le Mura che circondano Bergamo Alta: sei chilometri di tracciato, 100 aperture per bocche di fuoco, 2 polveriere. Costruite dai veneziani nel 1561 raccontano di un tempo in cui bisognava difendersi e proteggersi dagli attacchi dei nemici. In realtà la storia dice che non sono servite perché la città non subì più assedi. Ora le quattro porte di accesso sono aperte: attraversate da strade che portano a luoghi di aggregazione, a piazze dove incontrarsi, mescolarsi e fare festa. E’ la Bergamo di oggi. Senza che ce ne rendessimo conto, negli anni recenti il nostro territorio è cambiato in modo irreversibile.  Donne e uomini di origine straniera sono venuti ad abitare da noi. Donne e uomini in carne ed ossa, volti con un nome, ciascuno con il suo carico di storia e di memoria, di fede e di tradizione. Donne e uomini che prima erano immigrati e ora, a pieno a titolo, sono cittadini. I nuovi cittadini italiani con cui costruire pazientemente terre di mezzo e rifare il patto che ci lega insieme e dà senso alla nostra convivenza.

Molte Fedi è nata dalla consapevolezza che le trasformazioni inedite ed epocali che stiamo vivendo non possono essere affrontate sotto il segno del rancore e del risentimento. Certo, non è un cambio facile, è da ingenui crederlo. Sbaglia chi crede che non vi siano problemi, sbaglia chi crede che siano solo problemi. Occorre guardare alla città sempre più plurale con coraggio e responsabilità.

Con Molte Fedi abbiamo voluto dire alla nostra gente che la strada obbligata, nonostante chi strumentalizza e alimenta l’inevitabile paura che un processo del genere suscita, è quella della convivialità delle differenze. Che bisogna, riconoscendo le diversità di ciascuno, sentirsi comunità. Che vuol dire condividere visioni, direzioni, diritti e doveri. Che significa pensarsi dentro un futuro comune, da costruire insieme. Che ci sono valori che hanno lo spazio del “noi”, più grande del perimetro degli egoismi e dei tornaconti personali.

La risposta dei bergamaschi, e tra questi moltissimi giovani – una parte dei quali vede oggi in sala – è stata di grande conforto.  A dispetto di una narrazione corrente abbiamo trovato nella nostra terra molti segni di speranza. Abbiamo incontrato costruttori di ponti, saltatori di muri, esploratori di frontiera. Donne e uomini, ragazze e ragazzi che tenacemente cercano di custodire l’impegno a “restare umani”. Anche e soprattutto di fronte all’imbarbarimento dei costumi, dei discorsi, dei pensieri, delle azioni che sviliscono e sbeffeggiano quelli che un tempo erano considerati i valori e i principi della casa comune europea e della vicenda cristiana che per secoli ha fatto corpo con il nostro Paese.

Perché lo sappiamo: molto deve fare l’Europa, molto deve fare il nostro Paese, molto deve fare la politica. Molto però deve fare anche ognuno di noi. Noi delle ACLI di Bergamo ci stiamo provando, seminando pensiero e speranza. Resistendo alle derive disumane. Martin Luther King amava ripetere di “non avere paura della cattiveria dei malvagi ma del silenzio degli onesti”. Non vorremmo dimenticarlo, in tempi come questi.

Grazie Presidente Mattarella per ricordarci spesso il contributo che ciascuno di noi può e deve dare per un’Italia più solidale e inclusiva.”