Notte dei Vangeli

Dalle ore 17 di Venerdi 30 ottobre alle ore 11 di Sabato 31 ottobre

L’intervento di don BIAGIO FERRARI alla Notte dei Vangeli

Di fronte alla domanda di Gesù:  ”Ma voi, chi dite che io sia?” occorre chiudere tutti i libri -Bibbia inclusa- tutti i catechismi, le Cristologie, e aprire la vita.

E’ come se dicesse: “Che cosa è successo quando mi hai incontrato?”

Per capire Gesù il Cristo, occorre partire dall’infinitamente piccolo, dall’abbraccio di un bambino, dalla briciola di pane, da due spiccioli di un tesoro, da un agnello del gregge, dal granello di senape (per svelare la cura che ha degli uomini e delle donne).

Per questo parto da alcuni miei ricordi:

ero piccolo, mia mamma mi portava a Messa alle 5:30 e quando c’era freddo mi avvolgeva nel suo scialle.

Ma a Messa si recitava il rosario.

Ho ricevuto un’educazione tradizionale, piena di norme, regole e di paura e di Catechismo di Pio X.

In seminario non si discuteva, si impartiva la dottrina.

Nel frattempo mia madre si ammala e muore giovane.

Quando don Giulio, il curato del paese, le portava la Comunione, mia madre piangeva perché diceva: “Non sono degna di questa visita, di questo privilegio, sono io che devo andare da Lui”.

Questo ha segnato il mio modo di credere: questo Gesù prende la vita, entra nella vita.

La morte di mia madre mi fece andare in crisi e, disorientato, mi chiedevo: “Dio è giusto? Perché ad alcuni non succede nulla di negativo e ad altri tanto?  Perché il male è così irrazionale? Perché non colpisce i  “cattivi” invece dei “buoni”?

In propedeutica e in 1’ teologia ho incontrato la Bibbia con Leone Algisi e subito mi sono innamorato.

Ho iniziato a leggerla, a pregarla a farla diventare la Lettura.

Ma non è ancora la scoperta di Gesù del Vangelo.  (Per Gesù c’è la Cristologia).

Gesù rimaneva il figlio di Dio, non il figlio dell’uomo, era un Gesù lontano dalla vita, che faceva fatica a essere umano.  Continuavo la mia faticosa opera di conciliare la fede con il male del mondo; ne facevo una questione di giustizia e non riuscivo a spiegarmi. Lo accettavo, un po’ passivamente.

La svolta della mia Fede, avviene a Camaldoli all’inizio degli anni ’70.

Partecipavo ad un corso sul Vangelo di Marco tenuto da Barbaglio.

Ne rimasi affascinato!

Mi colpì la sottolineatura della umanità di Gesù.

Barbaglio disse allora che la missione di Gesù doveva passare attraverso la stretta della croce, la stretta di una debolezza tanto radicale da essere impotenza assoluta. Il Messia crocefisso mette a servizio della giusta causa la debolezza della sua umanità mortale.

Le parole del centurione: “Veramente questo uomo è il figlio di Dio” sono quelle che più mi hanno introdotto nel mistero di Gesù.

Ho iniziato a cercare il rapporto con quell’Uomo dei dolori, crocefisso, rifiutato, piegato, vulnerabile e fragile.

La storia di Cristo, è storia di amore e morte.

L’Uomo dell’amore e del dolore, ripete a ciascuno: “Prendi anche tu la tua croce e seguimi”.

Prendi la tua porzione di dolore altrimenti non ami.

Assumi la logica dell’amore; prendi per te una vita che sia simile alla logica di Cristo.

Avevo cercato Gesù in alto, nella sua Divinità, l’abitante dell’infinito dei cieli …invece l’ho trovato inginocchiato a terra con le mani nel catino, che lavava i piedi.

Questo Gesù scende nel nostro quotidiano, fa delle case il suo tempio, entra là dove la vita celebra la sua mite e solenne liturgia.

E lo scopro in ogni frammento di umano, in ogni fremito di umanità, nel rapporto di Gesù con gli amici, con le donne, con i fiori, con il vento, con gli uccelli de cielo e con gli animali che abitano la terra

Mi affascina la sua carne bambina e poi la sua carne piegata,

la sua paura e il suo coraggio,

il suo pianto e il suo riso,

il suo amore per il profumo di nardo a Betania nella casa di Simone.

Mi ha aperto gli occhi sul Dio in cui credo.

Un Dio che si perde dietro ai pubblicani, prostitute e lebbrosi.

Un Dio in cerca della pecora perduta.

Un Dio abbracciato al figlio prodigo, che perdona i sui crocifissori dimostrando che il perdono è resurrezione.

A differenza degli abitanti di Nazareth, non mi ha scandalizzato la sua umanità, la sua prossimità, ma mi ha aperto le porte per entrare in una comunione intima con Lui, fatta di tenerezza e delicatezza.

Perché un uomo come Gesù non può che essere Dio!