Profughe e Profughi

Una storia lunga un secolo

Profughi e profughe sono figure chiave del Novecento. La rilevanza che il tema ha assunto oggi rischia però di svuotare di spessore le vicende che li hanno interessati, per proiettare sul passato le categorie del presente. Un confronto tra storia e scienze sociali ci aiuterà a uscire dalla polemica spicciola e dai luoghi comuni per affrontare con maggior consapevolezza le questioni molto importanti per l’avvenire della società italiana, e non solo, poste dagli imponenti spostamenti di popolazione.

Fin dall’antichità profughi e profughe sono stati vittime innumerevoli di eventi storici: conseguenza di guerre, cambiamenti climatici oppure di precise scelte geopolitiche, come il popolamento e la coltivazione di territori strategici poco abitati. Nell’età moderna si sono venute ad aggiungere altre cause, come le persecuzioni di matrice religiosa, politica o sociale. L’età contemporanea si è poi caratterizzata per le espulsioni di gruppi non rispondenti al criterio di nazionalità identitaria dello Stato di residenza. Ogni epoca ha visto progressivamente aumentare i repertori delle motivazioni all’origine del profugato. Con il Novecento l’esperienza dei profughi e delle profughe si è legata a un fenomeno radicalmente nuovo: l’estendersi su scala globale del controllo delle frontiere e di politiche restrittive di ingresso nei territori statali. In questo nuovo contesto si è proposto, nella logica dei Diritti dell’Uomo, il credo umanitario dell’intervento internazionale in favore di profughi e profughe. Senza politiche migratorie restrittive non ci sarebbe stato bisogno di strumenti culturali e giuridici per distinguere con precisione chi poteva essere definito rifugiato/a e chi no. Così lo Stato, la sfera della cittadinanza e del welfare sono diventati elementi centrali nell’esperienza dei/lle profughi/e, la cui vita è decisamente condizionata dalle pratiche di accoglienza adottate dalle società e dalle istituzioni. I singoli e i gruppi familiari in fuga devono fare i conti in primo luogo con il complesso panorama istituzionale in cui sono ora inseriti. Per questo un’analisi dei sistemi di accoglienza dal Novecento al tempo presente non può fare a meno di interrogare il ruolo delle istituzioni pubbliche. Riconoscere il ruolo dello Stato vuol dire innanzitutto mettere in questione la macchina amministrativa e i suoi input politici, interrogarla per affinare gli strumenti con cui solitamente si guarda alle istituzioni, estendere le analisi anche ai soggetti locali e a quelli sovranazionali. Profughi e profughe sono figura chiave del Novecento e portano i segni dei tratti distintivi del secolo scorso: le migrazioni, lo Stato, il nazionalismo, l’atteggiamento delle società nei confronti dell’altro. La rilevanza che il tema ha assunto oggi rischia però di svuotare di spessore l’esperienza del profugato, per proiettare sul passato la forma delle categorie del presente. Un confronto tra storia e scienze sociali può aiutare anche la riflessione sul mondo attuale a uscire dalle secche della polemica spicciola quotidiana per utilizzare strumenti concettuali e categorie più corrette e utili al dibattito. Si tratta di questioni estremamente importanti per l’avvenire della società italiana, e non solo. Per queste ragioni la lettura della realtà attuale, fuori da luoghi comuni, generalizzazioni e polemiche, necessita di un inquadramento storico generale. L’analisi di un caso emblematico, l’esodo istriano, ci permetterà di osservare a distanza i meccanismi di accoglienza e rifiuto, stratificazione della memoria e processi di insediamento che accompagnano ogni grande spostamento di popolazione. Il genere contrassegna anche l’esperienza di profughi e profughe e utilizzarlo come chiave di lettura ci consentirà di aprire ulteriori finestre.

Gli ultimi due incontri cercheranno di rispondere ad alcune domande cruciali: Cosa è cambiato nelle politiche di accoglienza degli stati europei con l’avvento dell’UE? La questione rifugiati può far collassare il sistema Europa? Dove affondano le radici di questa crisi in un continente che ha visto moltitudini di persone spostarsi dentro e fuori i suoi confini per tutto il XX secolo? Esistono alternative praticabili alla continua emergenza degli sbarchi? Può l’Europa giocare un ruolo attivo e propositivo? L’esperienza dei corridoi umanitari può essere allargata e può divenire un’alternativa? Quale ruolo possono giocare gli enti locali? Quali politiche può e deve svolgere il governo italiano? Come possiamo/dobbiamo cambiare la legge Bossi-Fini? Quali percorsi dobbiamo mettere in atto per superare le politiche attuali che non propongono reali itinerari di integrazione?

Un utile approfondimento dell’argomento sul numero Profughi della rivista Meridiana alla quale ci siamo ispirati nella preparazione di questo ciclo. https://www.viella.it/rivista/9788867287253

Il secolo europeo delle migrazioni forzate

giovedì 2 novembre

Alle ore 17.30 Con

Stefano Gallo

storico presso l’Istituto di Studi sulle Società del Mediterraneo, ssm-Cnr, Napoli, collabora con l’Istoreco di Livorno e il Dipartimento di Storia dell’Università di Pisa; ha trascorso periodi di ricerca a Lisbona, Parigi, Ginevra. I suoi attuali interessi di ricerca comprendono la storia locale della seconda guerra mondiale, il movimento sindacale e la storia del lavoro.

Tra le sue pubblicazioni:
• Senza attraversare le frontiere. Le migrazioni interne dall’Unità a oggi,
Laterza, Roma-Bari 2012;
• Dictatorship and international organizations: the ILO as a “test ground” for
fascism, in S. Kott e J. Droux (a cura di) Globalizing social rights. The ILO and beyond, Palgrave
MacMillian, Basingstoke 2013;
• Profughi e accoglienza. Interpretazioni e percorsi di ricerca, in «Meridiana», n. 86, 2016.


 

Tra le sue pubblicazioni:
• Sotto un altro cielo. Donne immigrate a Torino: generazioni a confronto, Torino, Angolo Manzoni, 2004;
• Con il mare negli occhi. Storia e memorie dell’esodo istriano a Torino, Milano, Franco Angeli, 2005;
• Istria allo specchio. Storia e voci di una terra di confine, Milano, Franco Angeli, 2007;
• Arrivare da lontano. L’esodo istriano, fiumano e dalmata nel Biellese, nel Vercellese e in Valsesia, Varallo, Isrsc Bi-Vc, 2010;
• La cultura per il popolo. L’Università Popolare di Torino 1900-1930, Torino, Università Popolare di Torino, 2013;
• …senza distinzione politica e religiosa. Repertorio bibliografico e archivistico sull’associazionismo laico a Torino e in Piemonte 1848-1925, vol. I e II, Torino, Centro studi Piero Calamandrei, 2011 e 2013

L’esodo istriano: un caso emblematico

giovedì 9 novembre

ore 17.30

Con

Enrico Miletto

Università degli Studi di Torino

Enrico Miletto, Università di Torino, collabora con l’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea “Giorgio Agosti” e con l’Istituto per la storia della Resistenza e della società Contemporanea nel Biellese, nel Vercellese e in Valsesia.

• Sono stati anni eroici. La Uil-Terra e il sindacalismo riformista. Parte I. Dalle origini al 1970, Roma, Agra Editrice, 2014;
• Torino ‘900. La città delle fabbriche, con Donatella Sasso, Torino, Edizioni del Capricorno, 2015.
• È curatore del volume Senza più tornare. L’esodo istriano, fiumano e dalmata e gli esodi nel Novecento europeo, Torino, Seb 27, 2012.
• È autore dell’applicazione multimediale L’esodo istriano in Piemonte. Per un archivio della memoria, Torino, Istoreto, 2014 e dei documentari Il sorriso della Patria. L’esodo giuliano-dalmata nei cinegiornali del tempo, Torino, Istoreto-Consiglio regionale del Piemonte, 2014, e La città vuota. Pola1947. Il suo esodo e la sua storia, Torino, Istoreto, 2017.


AVVISO
GRAVI MOTIVI FAMILIARI
HANNO COSTRETTO LA PROF.SA BARBARA PINELLI A CANCELLARE L’INCONTRO
Appena possibile comunicheremo una nuova data.

Tra le sue pubblicazioni:
• After the landing. Moral control and surveillance in the reception camps for asylum seekers in Italy
(2015) in Anthropology Today http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/1467-8322.12164/abstract,
Campi di accoglienza per richiedenti asilo (2014), in Antropologia e Migrazioni, CISU Roma, a cura di
Riccio B.

Il genere: una chiave di lettura

giovedì 16 novembre 2017
ore 17.30
Con
Barbara Pinelli
Università degli Studi di Milano

Barbara Pinelli, dottore di ricerca in Antropologia della Contemporaneità, si occupa di migrazioni forzate e per asilo politico con un accento rivolto alla questione della violenza, della sofferenza e alle prospettive di genere. Fa parte del comitato scientifico e del gruppo docente del Corso di Perfezionamento in Antropologia delle Migrazioni, attualmente svolge ricerca nei campi di accoglienza per chiedenti asilo in Sicilia lavorando principalmente con richiedenti asilo provenienti dalla rotta Libia – Mar Mediterraneo. La sua attenzione è rivolta alle politiche di gestione delle migrazioni forzate e per asilo e alle misure di controllo dei confini, sia italiane che europee. Fa parte della rete Escapes. Laboratorio di studi critici sulle migrazioni forzate.


L’Europa e i profughi: storia di una crisi

giovedì 23 novembre 2017
ore 17.30
Con
Mattia Vitiello
è ricercatore presso l’Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Si occupa di politiche migratorie e dei processi di integrazione, in particolare dell’integrazione lavorativa degli immigrati.

Tra le sue pubblicazioni:
• La crisi dei rifugiati e il sistema europeo comune di asilo: che cosa non ha funzionato, «Meridiana», n. 86, 2016;
• The importance of being recognized as workers. Irregular immigrants and the access to the Italian welfare state, LUISS University Press, Roma, 2016;
• I lavoratori immigrati e il regime migratorio europeo in a cura di Galossi E., (Im)migrazione e sindacato. Nuove sfide, universalità dei diritti e libera circolazione, EDIESSE, Roma, 2017.


Tra le sue pubblicazioni:
• L’incognita post.secolare. Pluralismo religioso, fondamentalismi, laicità, Guida 2015;
• I ponti di Babele (con Brunetto Salvarani), EDB 2014;
• Pentecostali (EMI, Bologna 2013);
• Un cantiere senza progetto. L’Italia delle religioni-Rapporto 2012, (con Brunetto Salvarani), Emi 2012;
• Il metodismo nell’Italia contemporanea (curatela), Carocci 2012;
• Chiesa e potere. Libertà evangelica, laicità e spazio pubblico (curatela, Claudiana 2013;
• Oscar luigi Scalfaro. Lo Stato è la casa di tutti (con Vincenzo Mazza), Claudiana 2012;
• Immigrato espiatorio, Aliberti 2010;
• God Bless America. Le religioni degli americani (Editori Riuniti 2002).

Corridoi umanitari: dall’Italia una buona pratica per l’Europa

giovedì 30 novembre 2017
ore 17.30
Con
Paolo Naso
insegna Scienza Politica presso la Sapienza, Università di Roma. Coordina il Consiglio per le relazioni con l’Islam istituito presso il Ministero dell’Interno e siede nel comitato paritetico tra il Ministero dell’Istruzione, Ricerca e Università (MIUR) e l’associazione Biblia, per la promozione della cultura biblica nelle scuole. È anche membro del direttivo della Sezione di Sociologia della Religione dell’Associazione italiana di sociologia (AIS). Per la Federazione delle chiese evangeliche in Italia coordina il programma interculturale “Essere chiesa insieme”, la Commissione studi e il progetto Mediterranean Hope su migranti e rifugiati. Già direttore del mensile “Confronti” e della rubrica televisiva “Protestantesimo” (Raidue), collabora stabilmente con le riviste “Jesus” e “Limes”.

Oltre l’accoglienza:
proposte di integrazione
possibile

giovedì 30 novembre 2017
ore 17.30
Con Giorgio Gori, sindaco di Bergamo

ABlogo_fondazione-serughettiBONAMENTO 5 INCONTRI € 20
INGRESSO CARD E SOCI LA PORTA € 20
Tutti gli incontri si terranno presso AUDITORIUM LICEO MASCHERONI, via Alberico da Rosciate 21, Bergamo – Possibilità di parcheggio nel cortile della scuola

moltefedi_scala 3 a 2PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA A PARTIRE DA LUNEDÌ 4 SETTEMBRE 2017 Prenotazioni sul sito www.moltefedi.it e presso la sede della Fondazione Serughetti La Porta, viale Papa Giovanni XXIII, 30 – Bergamo lunedì, mercoledì e giovedì dalle 16.00 alle 18.30 o tramite mail info@laportabergamo.it; tel.035219230