Villaggio operaio di Crespi d'Adda

Sabato 7 novembre 2015, appuntamento ore 15.00 davanti alla Chiesa Parrocchiale di Crespi, via Stadium 8, Capriate S. Gervasio

Rinascere nel lavoro

Tra ‘800 e ‘900, in quel periodo affascinante che conosciamo col nome di Rivoluzione industriale, in una zona tra Adda e Brembo sorsero una fabbrica e l’annesso villaggio operaio. Cristoforo Crespi (1833-1920), primogenito di Antonio, individuata un’area favorevole in prossimità del fiume, vi impiantò la filatura del cotone, avviata il 25 luglio 1878. “Una vera manna caduta dal cielo” – scrisse un parroco. I 5.000 fusi iniziali vennero presto raddoppiati e in seguito, con ulteriore impressionante progressione, portati fino ad 80.000. Con i reparti tessitura e tintoria, creati rispettivamente nel 1894 e 1898, il cotonificio assunse grandiose proporzioni, arrivando a dare occupazione a 4.000 lavoratori. Accanto alla fabbrica sorse anche il villaggio. Dopo le tre case plurifamigliari degli inizi, attorno all’opificio vennero costruite numerose case operaie bifamigliari e (dopo la prima guerra mondiale) anche le villette per i dirigenti, il tutto con un livello avanzato di servizi sociali collettivi: dalla scuola all’ambulatorio medico, dalla mensa al complesso sportivo, dai bagni pubblici alla chiesa e persino un monumentale cimitero.

I criteri che animarono progettisti ed architetti ai quali Cristoforo Crespi commissionava i lavori (tutti nomi eccellenti: Angelo Cola, Pietro Brunati, Ernesto Pirovano, Gaetano Moretti) furono improntati a geometria, razionalità, funzionalità e bellezza. L’intero villaggio è giocato su un binomio indivisibile di funzionalità ed arte (concepita necessariamente, questa, secondo i canoni e i gusti del proprio tempo)”.  (testo di don Gino Cortesi).

Ancora oggi il Villaggio Crespi affascina chiunque lo visiti: esteticamente bello e praticamente autosufficiente, ci parla di una vita nella quale tutto girava attorno alla fabbrica, che ne era il cuore pulsante. Rimasto praticamente intatto anche quando la fabbrica chiuse i battenti, è ancora oggi abitato dai discenti di molti operai che  lo rendono vivo.

Nel 1995 è stato inserito dall’Unesco tra i siti considerati patrimonio mondiale della cultura perché le sue caratteristiche sono ritenute di eccezionale valore storico, urbanistico e sociale.

A cura di Rosella Ferrari e Perlita Serra Bailo, guide turistiche

QUOTA DI PARTECIPAZIONE € 5. GIOVANI E CARD € 3.

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA A PARTIRE DA LUNEDI 14 SETTEMBRE.

CON OBBLIGO RITIRO BIGLIETTI ENTRO VENERDI 23 OTTOBRE.