Non c’è cicatrice, per quanto sembri brutale,
che non racchiuda bellezza.
Una storia puntuale in essa si racconta,
qualche dolore. Ma anche la sua fine.
Le cicatrici, infatti, sono le cuciture
della memoria,
un ritocco imperfetto che ci guarisce
facendoci male. La forma
che il tempo trova
perché mai dimentichiamo le ferite.
Piedad Bonnett, (Le cicatrici)
È stato un viaggio lungo, una cavalcata di proposte e di dibattito su temi non semplici. Crediamo di avere offerto spazi di riflessione e di incontro attorno ai temi impegnativi del conflitto, della frattura e della ricomposizione. Non nascondiamo che spesso si è riproposto davanti ai nostri occhi un bivio: o il nichilismo cinico che non intravede di fronte a sé nessuna soluzione o la speranza facile che estromette qualsiasi dolore.
Abbiamo cercato di solcare una via mediana che facesse davvero i conti con le ferite del mondo e che cercasse dentro di esse spiragli e fragili risposte. Lo abbiamo fatto esplorando mondi e universi: letterature, culture, musica, teatro, performance, e spiritualità. Siamo partiti convinti che non si possa parlare di pace, senza assumere la complessità del conflitto, delle sue dinamiche, della sua gestione. Giungiamo adesso alla fine con tante consapevolezze diverse, con ricchezze inaspettate e domande profonde.
Adesso si apre un tempo di digestione: gli spunti sono stati tanti, gli interrogativi molteplici. Se avete sottoscritto la Card nella vostra area personale potete trovare gli audio di tutti gli appuntamenti e i video di alcuni.
Prima di lasciarvi, ci terremmo davvero a ringraziarvi. Tutte e tutti. Ci sono moltissime persone da ringraziare per questo grande progetto collettivo, che non sarebbe possibile senza il lavoro, spesso silenzioso e dietro le quinte, di tutte e tutti coloro che che contribuiscono a realizzare il cartellone di eventi che alla fine siamo in grado di proporvi.
Ogni anno ci stupiamo dell’affetto e delle vostre presenze, del desiderio di uscire di casa per ascoltare, incontrare, riflettere. Vorremmo ringraziarvi anche per aver guardato con curiosità e aver partecipato ai nuovi tentativi che abbiamo fatto quest’anno: teatri partecipati, esperienze multiculturali, format in cui abbiamo chiesto maggiore coinvolgimento. Ci sentiamo noi stessi parte di una comunità bella: variegata, attenta, partecipe e, speriamo, accogliente.
Con la rassegna ci si vede l’anno prossimo, e vi diciamo già che ci saranno parecchie novità!
Abbiamo pensato ad un ultimo appuntamento:
sabato 20 dicembre alle ore 21.00 presso l’Abbazia di San Paolo d’Argon un concerto di Natale con il coro Sahuti wa Afrika, un coro fondato nel dicembre 2005 con l'intento di promuovere la cultura religiosa africana attraverso il canto. Un’esperienza volta a favorire l'integrazione culturale tra i popoli: il coro è infatti costituito da persone con background migratorio che oggi vivono in Italia e che tramite il canto raccontano le proprie origini e il desiderio di integrazione.
A breve disponibile la prenotazione nell'area personale!
