«La casa è un argomento importante sia nella vita che nella letteratura, come nell’Odissea. Ho sempre pensato di tornare a casa poi all’improvviso mi sono chiesto: cos’è casa? Mio padre, mia madre, la mia casa, i miei vicini, il melo... ma dopo un po’, tutti loro sono morti. Così ho scoperto che casa è la lingua con cui sei cresciuto e anche ciò che i maestri hanno creato con quella lingua. Se fossi italiano, Dante sarebbe casa. Per questo, ho riscritto molti classici persiani in olandese come Rumi e Zarathustra e Kelile e Demne. Loro sono casa mia».
Kader Abdolah in una recente intervista al Corriere della Sera
Domenica 19 ottobre alle 20.30 presso il Teatro Qoelet ospiteremo lo scrittore iraniano rifugiato in Olanda e autore tra gli altri di La casa della moschea e di Scrittura Cuneiforme. Un incontro che ci guiderà tra le atmosfere della campagna dei Paesi Bassi e i ricordi delle antiche moschee persiane, in un intreccio di memorie familiari, fratture generazionali ed eventi che hanno segnato la grande storia.
Un evento in collaborazione con il Festival Torino Spiritualità
Kader Abdolah, scrittore, nato in Iran, perseguitato dal regime dello scià e poi da quello di Khomeini, dal 1988 è rifugiato politico nei Paesi Bassi. Da quando ha cominciato a scrivere nella «lingua della libertà», coniugando le tradizioni letterarie di Oriente e Occidente, è diventato uno dei più amati scrittori di questo paese e una delle voci più originali della letteratura europea. Con Scrittura cuneiforme (2003) ha conquistato il pubblico internazionale e con La casa della moschea (2008) ha ottenuto in Italia il Premio Grinzane Cavour 2009. Tra gli altri suoi romanzi, pubblicati in Italia da Iperborea: Uno scià alla corte d’Europa (2018), Il sentiero delle babbucce gialle (2020), Le mille e una notte (2023), Il messaggero (2025).
